Le Case d'Arte

Zanele Muholi, Manje

Fotografa, omosessuale e attivista per i diritti civili e la liberta’ sessuale, Zanele Muholi è estrememente decisa nella missione del suo lavoro fotografico. Il suo forte impegno per sovvertire la nozione comune e tradizionale dell'identità di genere e per presentare le immagini positive della comunità omosessuale nera è ben espresso nelle sue opere con un approccio intimo e allo stesso tempo analitico.

Muholi sceglie di illustrare la sua comunità senza filtri, il suo metodo può essere definito attivismo visivo, una commemorazione e una celebrazione delle vite delle lesbiche nere che incontra nelle township e uno sguardo privilegiato sull’universo queer in Sudafrica e in Canada, dove vive attualmente, partecipando i corsi del Master in Documentary Media alla Ryerson University a Toronto.

Manje, che in lingua Zulu significa “adesso, di questi tempi”, mostra una selezione da diverse serie realizzate negli ultimi 6 anni, Only Half the Picture, Being, Faces and Phases, ricostruendo, attraverso le immagini, un’esplorazione continua sul significato dell’identità sessuale e su come si costruisce l’accettazione di sé nella comunità gay.

Zanele Muholi mette in discussione nello spazio di un ritratto la percezione comune di identita’ maschile e femminile; le sue immagini celebrano storie, battaglie e vite di donne e uomini che sono spesso percepiti solo come vittime di stupro e omofobia.

Le vite e le storie sono raccontate senza tralasciare nessun aspetto delle emozioni intrecciate dietro gli sguardi dei protagonisti. Ma, in realtà, nessuna violazione è stata perpetrata con la macchina fotografica, Muholi ha piuttosto voluto stabilire rapporti basati sulla comprensione reciproca di cosa significhi oggi (Manje, appunto), essere omosessuale e nera.

Malgrado le nostre molte differenze e le complessità delle comunità di colore a cui apparteniamo, trovo una somiglianza in tutti noi, a prescindere dal nostro essere africano, caraibico, afro-indiano cresciuto in Africa, Canada ecc. C’è una certa uniformita’ nelle nostre esperienze ed è il colore della nostra pelle, il nostro essere neri e queer, la nostra fierezza, che ci rende affini. Inoltre, omosessuali e queer di colore sono ovunque vittime di trans/queer/omofobia, razzismo e discriminazione sessuale tanto dentro come fuori dalla comunità in cui vivono. Eppure, malgrado la scabrosità e la durezza delle esperienze vissute cercando di resistere, siamo ancora capaci di trovare un equilibrio nella nostra identità, di autodefinirci, di appropriarci di uno spazio che è solo nostro, di trovare amore e bellezza nelle nostre vite.

Manje e’ la prima personale italiana di Zanele Muholi.


Zanele Muholi nasce a Umlazi, Durban, nel 1972. Ha completato un corso avanzato di fotografia al Market Photo Workshop a Newtown ed ha ottenuto la sua prima personale ala Johannesburg Art Gallery nel 2004. Ha collaborato come responsabile dei rapporti con la comunita’ per il Forum for the Empowerment of Women (FEW), una ONG lesbica nera basata nel Gauteng e come fotografa reporter ha lavorato per Behind the Mask, giornale online dedicato alle questioni gay e lesbiche in Africa.

La mostra personale Only Half the Picture, presso la Galleria Michael Stevenson - Cape Town nel Marzo 2006, è stata esposta al Market Photo Workshop a Johannesburg e nel corso dell’ Afrovibes Festival ad Amsterdam. Nel 2005 Muholi ha ricevuto il Tollman Award for the Visual Arts, e la prima BHP Billiton/Wits University Visual Arts Fellowship nel 2006.

Le mostre collettive a cui ha partecipato nel 2008 includono: Body work a Le Case d’Arte, Milano; .za: giovane arte dal Sudafrica al Palazzo delle Papesse, Siena; Make Art/Stop AIDS al Fowler Museum a UCLA, Los Angeles; Black Womanhood: Images, Icons, and Ideologies of the African Body all’Hood Museum, Dartmouth College, Hanover, New Hampshire; I bought me a Cat, b>gallery, Roma; e Peripheral vision and collective body presso il novo Museion, a Bolzano.