Intervista ad Achille Catiglioni
(parte 2)
Stavano arrivando i bombardamenti su Milano…e quindi in fretta e furia mi hanno anche laureato.
Non ho preso la laurea per bravura, ma una laurea di guerra.
Lei quindi, nato nel '18, era militare durante la guerra ?
Ero in Sicilia quando sono arrivati gli Americani, abbiamo abbandonato la Sicilia dopo l'8 settembre del '43, ero lì mentre loro sbarcavano... Avrei dovuto essere felice perché ci liberavano, ma io non ero felice di essere liberato dagli Americani, capivo che era la fine, la conclusione inevitabile, ma non ne avevo piacere. Per cui fui uno di quelli che spararono contro gli americani; politicamente sembrava una disfatta vista da uno che aveva fatto parte, non dico del vecchio regime, ma che, comunque prima aveva vissuto nel regime fascista.
Pur con interessi molto simili, lei e i suoi fratelli eravate molto differenti. Quali erano i tratti che vi differenziavano?
Il maggiore, Livio, si interessava molto di sperimentazioni nel campo della radio, era ricercatore nel settore della trasmissione, era anche radio amatore. Pier Giacomo invece era più legato al disegno realistico vero e io tra i due ero un pasticcione molto intuitivo. Tutto ciò che era legato al gioco mi stimolava, suscitava il mio interesse, sempre nel campo del divertimento, nel campo della comunicazione.
La sua caratteristica?
Caratteristica che mantengo ancora oggi è quella di criticare continuamente il modo di comportarsi delle persone.
Un altro aspetto che mi caratterizza è che io ho sempre giocato molto e ancora oggi gioco molto. Ho sempre amato schettinare, pattinare, andare a sciare eccetera, ma in quanto gioco.
Il gusto del gioco significa anche il piacere del giocattolo?
Si, mi piace analizzare come è fatto il giocattolo e perché è fatto in un certo modo.
Io non ho una vera e propria raccolta, ma ho dei giocattoli che mi appartenevano da bambino e che ho ancora con me oggi; sono giocattoli che mia madre aveva conservato e poi mi ha restituito quando mi sono sposato e sono uscito di casa. Aveva capito che l'attaccamento che avevo verso questi giocattoli che mi avevano accompagnato nell'infanzia era troppo particolare.
Questo attaccamento ai suoi giocattoli si traduce anche in attaccamento agli oggetti da lei progettati?
Si, oggi ancora mi accompagnano, li sento molto vicini e molto figli miei.
Parlando dei suoi oggetti, ce n'è qualcuno che ama particolarmente?
Le dirò in tutta franchezza che comunque voglio molto bene a tutte le cose, giuste o sbagliate che siano.
A chi pensa quando progetta un oggetto?
Sicuramente sento molto il rapporto di reciproca simpatia tra chi progetta e chi adopera. Questo rapporto è molto importante e credo che sia una delle guide del mio modo di operare nel campo del design e dell'architettura.
Cosa ci vuole per progettare un oggetto?
Un oggetto di design è il frutto dello sforzo comune di molte persone dalle diverse specifiche competenze tecniche, industriali, commerciali, estetiche. Il lavoro del designer è la sintesi espressiva di questo lavoro collettivo. Quello che caratterizza la progettazione è proprio il rapporto continuo tra parecchi operatori, dall' imprenditore all'ultimo operaio.