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Biografia di un maestro del design (parte 1)

Achille Castiglioni, nasce a Milano nel 1918.
Dopo la laurea in architettura al Politecnico di Milano, si unisce ai fratelli maggiori, Livio e Pier Giacomo che, alla fine degli anni '30, aprono il loro studio a Milano di fronte al Castello Sforzesco.
La mancanza di rilevanti commesse architettoniche, così come capitò anche ad altri architetti di talento, spinse i fratelli Castiglioni ad occuparsi della progettazione di oggetti di dimensioni limitate.
Per meglio comprendere il loro particolare approccio al design, è utile tenere presente il contesto culturale in cui si trovarono ad agire.
I Castiglioni, come pure molti altri di quella generazione, ebbero la fortuna di incontrare industriali ambiziosi, desiderosi di riportare le proprie aziende al passo con i tempi e di lanciarsi in nuove imprese, e soprattutto pronti ad assumersi dei rischi accogliendo idee innovative.
In quel periodo infatti, assistiamo all'instaurarsi di duraturi e proficui rapporti tra designers ed industriali, basati su di una comune impostazione creativa e su una simile percezione del futuro.
In concomitanza, il boom economico italiano del dopoguerra fece si che la produzione e la diffusione di questo nuovo design diventassero una realtà.
La metodologia di lavoro di questi architetti stabilisce in questo periodo una serie di principi che saranno di fondamentale importanza, non solo per Castiglioni, negli anni a venire.
In primis il concetto di progetto integrale, un progetto che si sviluppa in stretta connessione con le strutture produttive, che si basa sui nuovi apporti di lavorazioni e di materiali possibili, che reinventa i rapporti tra i vari componenti. Tutto il lavoro, costantemente interessato ad ogni stadio del processo progettuale e fortemente sensibile all'influenza delle tecniche di produzione, tende al raggiungimento del risultato appropriato con il minimo dei mezzi.
Dal 1944 dunque, dal momento in cui Achille Castiglioni entra a far parte dello studio dei fratelli, inizia con loro una proficua collaborazione, portata avanti fino al 1952, anno in cui Livio lascia lo studio per dedicarsi al design di apparecchi audio e per l'illuminazione.
Rimangono Pier Giacomo e Achille che firmano insieme moltissimi progetti e compiono ricerche ed esperimenti finalizzati alla realizzazione di allestimenti per esposizioni, fino alla morte di Pier Giacomo, nel 1968. Il loro metodo consiste nel lavorare ai vari progetti sempre insieme, concentrandosi tutti e due sugli stessi aspetti, piuttosto che dividersi i compiti, consapevoli della forza derivata dal continuo confronto reciproco. In questi anni maturano alcune delle loro più significative proposte nell'ambito dell'innovazione degli spazi di una casa, espresse attraverso l'invenzione di oggetti e mobili, con un'attenzione speciale e costante all'illuminazione.

Dopo la scomparsa del fratello, Achille porta avanti il suo lavoro nello stesso modo in cui l'avevano sempre fatto insieme, tanto che è quasi impossibile individuare, nei suoi progetti, cambiamenti che non siano il frutto di evoluzione sociale o tecnologica.

 
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